Integrazione precoce dei richiedenti protezione internazionale: il report EMN

Il report EMN analizza le misure di integrazione precoce per i richiedenti protezione internazionale: corsi di lingua, orientamento civico e buone pratiche

7 Agosto 2026
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L’ultimo report dello European Migration Network (EMN) analizza le misure di integrazione precoce destinate ai richiedenti protezione internazionale nei paesi membri e osservatori della rete. Il documento esamina tipologie di interventi, modalità di erogazione, autorità responsabili e finanziamenti, offrendo una panoramica comparata su come 25 Punti di Contatto Nazionali sostengono l’autosufficienza dei richiedenti già durante la procedura di asilo.

Indice

Cosa sono le misure di integrazione precoce

L’EMN definisce «misure di integrazione precoce» qualsiasi attività volta a sostenere l’integrazione e l’autosufficienza dei richiedenti protezione internazionale durante la procedura di asilo e accoglienza, prima della decisione finale sulla domanda. Il rapporto si fonda sui contributi di 25 Punti di Contatto Nazionali, che comprendono 23 paesi membri EMN, la Serbia e l’Ucraina. La maggior parte dei paesi attua tali misure, ma accesso, copertura e priorità variano sensibilmente: alcune nazioni le riservano a categorie specifiche, come i richiedenti vulnerabili. Il coordinamento avviene soprattutto a livello nazionale, tramite ministeri o agenzie per l’accoglienza, con il supporto delle autorità locali e la collaborazione delle ONG.

Le tipologie di intervento e il supporto su misura

Le misure più diffuse riguardano corsi di lingua, orientamento civico e culturale, orientamento professionale e inserimento nel mercato del lavoro. I servizi sono generalmente gratuiti e, nella maggior parte dei paesi, la partecipazione è volontaria; dove esistono moduli obbligatori, come lingua o formazione civica, questi restano vincolati alle regole del sistema di accoglienza. Sedici paesi membri e la Serbia adattano gli interventi in base a età, genere, vulnerabilità, qualifiche o istruzione, con sostegni mirati per bambini, donne, minori non accompagnati e persone vulnerabili. In 22 paesi membri e in Serbia l’informazione ai richiedenti passa attraverso le strutture di accoglienza e utilizza:

  • piattaforme digitali, siti web e canali social;
  • materiali stampati come volantini e brochure;
  • passaparola nelle reti e comunità di richiedenti.

Criticità e buone pratiche

Sul piano operativo i paesi segnalano diverse difficoltà: vincoli di bilancio, carenza di personale, frammentazione organizzativa, tempi di attesa prolungati e pressioni esterne legate alle fluttuazioni degli arrivi e a manifestazioni di ostilità locale. La valutazione d’impatto resta debole: solo Germania e Lettonia adottano approcci sistematici, mentre gli altri paesi ricorrono a monitoraggi indiretti. Tra le buone pratiche il report indica:

  • intervento tempestivo e precoce;
  • trasparenza nella fornitura delle informazioni;
  • apprendimento linguistico e formazione civico-professionale;
  • stretto coordinamento tra autorità pubbliche, società civile e comunità locali.

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William Damiani | Maggioli Editore 2022

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