A volte per arrivare alla destinazione è necessario percorrere qualche strada in più del previsto. E può anche capitare che, dopo aver viaggiato in una direzione, ci si accorga che il navigatore suggerisce di tornare indietro. È, in buona sostanza, quello che è accaduto sulla cosiddetta minor issue, ossia la questione della perdita automatica della cittadinanza per i figli minorenni quando il genitore italiano si naturalizzava cittadino di un altro Stato prima del 1992.
Nel precedente contributo pubblicato su questa rivista avevamo analizzato la sentenza n. 24045/2026 delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, che aveva segnato una netta inversione di rotta rispetto all’orientamento affermatosi con le ordinanze n. 17161/2023 e n. 454/2024.
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Ora è arrivato anche il secondo tempo della vicenda: con la circolare prot. n. 65050 del 10 agosto 2026, la Direzione centrale per i diritti civili, la cittadinanza e le minoranze del Ministero dell’Interno ha formalmente recepito i nuovi principi e ha fornito alle Prefetture le indicazioni operative destinate ai Comuni e agli ufficiali dello stato civile. E, soprattutto, ha affrontato una domanda che era rimasta inevitabilmente sul tavolo: che cosa succede alle domande che, nel frattempo, erano state respinte proprio sulla base dell’interpretazione oggi superata?
Per un’analisi completa, leggi l’approfondimento:
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