CITTADINI STRANIERI - UE: risposta positiva sulla ripartizione dei profughi, ma i numeri del rapporto Onu sono imbarazzanti

Si è concluso ieri a Lussemburgo il confronto diretto tra i ministri dell’interno UE. L’incontro è durato 5 ore durante le quali “sono emerse divergenze di opinioni” dichiara il ministro dell’Interno della presidenza lettone Rihards Kozlovskis.

Ma dalle dichiarazioni degli altri ministri partecipanti emerge un clima abbastanza ottimista. Infatti il commissario europeo Dimitris Avramopoulos  parla di un primo “successo” e il capo del Viminale Angelino Alfano di “un buon clima”, in cui si sono ottenute “cose molto positive” e “aperture significative”.  Ma in realtà, le vere decisioni devono essere ancora prese. Non si sa ancora se le quote saranno obbligatorie, vincolanti o volontarie, ma anche se la decisione cadrà su una delle prime due “sui numeri occorre ancora discutere”.

La questione verrà discussa al vertice fissato per il 25 e 26 giugno.

Secondo fonti della Commissione Ue una maggioranza delle delegazioni, 16 (Italia, Grecia, Malta, Croazia, Cipro, Bulgaria, Romania, Olanda, Austria, Belgio, Svezia, Lussemburgo, Finlandia, Francia, Germania e Belgio) su 28, si sono espresse a favore della ripartizione obbligatoria, seppur con dei distinguo soprattutto sui criteri della chiave di ripartizione, e tre Paesi dell’area Schengen – Liechtenstein, Svizzera e Norvegia – hanno dato la loro disponibilità a partecipare.

Tra le posizioni espresse ci sono state delle “sorprese”, come l’apertura della Spagna, e delusioni come l’atteggiamento di opposizione della Polonia, mentre l’Irlanda, che come Gran Bretagna e Danimarca gode di clausole di esclusione, ha deciso di fare la sua parte.

Sul fronte interno, poi, non dimentichiamo che Renzi aveva dichiarato a margine del G7 della settimana scorsa che avrebbe finanziato i comuni che si fossero impegnati nell’accoglienza dei profughi: «Dobbiamo dare incentivi, anche nel patto di stabilità, a quei comuni che ci danno una mano».

Speriamo dunque che almeno una piccola parte di queste promesse, sia al livello europeo che italiano, vengano messe concretamente in atto. In più allargando un po’ lo sguardo, dando un’occhiata ai numeri del rapporto annuale (2014) dell’Alto commissariato Onu per i Rifugiati, questa patina di ottimismo perde molta della sua lucentezza per scontrarsi con un’amara realtà.

Su Repubblica si legge infatti: “In tutto il mondo, i rifugiati sono 19,5 milioni, gli sfollati interni 38,2 milioni e i richiedenti asilo 1,8 milioni. Ma attenzione: se l’Europa fatica ad affrontare un problema che ha largamente contribuito a creare, come possono riuscirci i Paesi in via di sviluppo che ospitano l’86% dei rifugiati? Se al nostro mondo occidentale resta il 14% del problema, il 25% dei rifugiati si trova addirittura nell’elenco dei paesi meno sviluppati del pianeta.

Nella classifica dei paesi ospitanti, al primo posto è salita la Turchia (1,59 milioni di persone) seguita dal Pakistan (1,51 milioni) e dal Libano (1,15), dall’Iran, dall’Etiopia e dalla Giordania. E se guardiamo al rapporto tra rifugiati e cittadini, il primato della mano tesa va al Libano: 232 rifugiati ogni mille abitanti, quasi uno su quattro. In Europa, però, “i migranti forzati hanno raggiunto quota 6,7 milioni contro i 4,4 del 2013”: il 51% in più. Su 1,7 milioni di richiedenti asilo nel mondo nel 2014, 173mila lo hanno fatto in Germania”.

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