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CITTADINI STRANIERI - Presentato al Viminale il Rapporto sull’inclusione finanziaria dei migranti

Nel progetto, promosso dal ministero dell'Interno e realizzato da Deloitte e Microfinanza, anche un manuale e un sito web dedicato

Le politiche di integrazione passano anche per l’inclusione finanziaria dei migranti. A questo tema, finora poco esplorato, è dedicato il Rapporto ‘Inclusione finanziaria e Mercato del Migrant Banking’ presentato questa mattina a Roma, al Viminale, durante il convegno ‘Migrant banking-Domanda e offerta a confronto’.

Il rapporto è parte di un progetto più ampio che prevede anche un Piano formativo di educazione finanziaria, un manuale per i migranti sui servizi finanziari scaricabile sul sito web dedicato. È promosso dal ministero dell’Interno in qualità di Autorità di gestione del Fondo europeo per l’integrazione di cittadini dei Paesi terzi (Fei) e realizzato da Deloitte Consulting spa e Microfinanza srl.

L’indagine qualitativa analizza la domanda di servizi bancari da parte della popolazione immigrata e la relativa offerta fotografando il livello di ‘bancarizzazione’ degli immigrati, con l’obiettivo di «aprire una finestra di attenzione sul mercato finanziario del mondo dell’immigrazione nella prospettiva dell’inclusione». Così ha introdotto il rapporto il capo ufficio Politiche dell’Immigrazione e dell’Asilo sul territorio del ministero dell’Interno Maria Assunta Rosa, sottolineando l’alto livello d’interesse del ministero «a tutto quello che è politica interna, nella quale l’immigrazione ha un posto privilegiato».

Domanda, offerta e criticità 

Dal lato della domanda, illustrato da Alberto Liotta di Deloitte, emerge un interesse crescente per i prodotti bancari, in particolare per il credito e il trasferimento di denaro all’estero, limitato da alcune criticità: basso reddito, difficoltà di accesso al lavoro, crisi economica, difficoltà di approccio con le banche e, in genere, una certa diffidenza nei confronti degli intermediari finanziari. Le insoddisfazioni maggiori riguardano, infatti, più che i prodotti, il servizio, ritenuto lento nei tempi, complicato per la mole di documenti richiesti, poco flessibile come orari di apertura e modelli di assistenza, che dovrebbero andare incontro a clienti di lingue e culture diverse.

Le banche, dal lato dell’offerta, sembrano disponibili, come conferma anche Giampietro Pizzo di Microfinanza, ad adeguare le loro prestazioni, in primo luogo cercando di conoscere meglio i bisogni della clientela straniera come, ad esempio, la rispondenza dei prodotti ai principi della finanza islamica, richiamati da Mansur Giuseppe Baudo della Comunità religiosa islamica italiana nella prima delle 3 tavole rotonde del convegno. Bisogna, inoltre, cambiare approccio, andare a cercare la domanda stabilendo relazioni con le comunità e facendo emergere i circuiti informali del risparmio al loro interno, basati su rapporti personali e fiduciari.

Esistono anche delle criticità, legate al profilo di rischio e agli alti costi operativi ma, complessivamente, il cosiddetto migrant banking è un settore con forti possibilità di sviluppo, a condizione che renda il credito più accessibile lavorando ‘in rete’ con le istituzioni e le associazioni interessate, renda più flessibile il servizio e investa sul money transfer, considerando che le rimesse all’estero ammontano in Italia a diversi miliardi di euro l’anno. Sono le stesse strade indicate nel corso della tavola rotonda da Barbara Fridel dell’International Organizzation for migration (Iom) che ha sottolineato, in più, l’importanza di una formazione finanziaria di base per gli stranieri che accedono al sistema finanziario italiano e della valorizzazione dell’immigrato come ‘agente di sviluppo’ sia per l’Italia che per il Paese d’origine.

Le buone pratiche

Non mancano le buone pratiche, alle quali il rapporto dedica uno dei suoi 3 capitoli. Una di queste, illustrata durante la tavola rotonda da José Galvez, è quella dell’ecuadoreña Secreteria nacional del migrante (Senami), di cui è rappresentante in Italia. Senami è una struttura governativa che supporta i migranti dall’Ecuador – oggi in Italia più di 90.000 persone, tra cui 3.000 imprenditori – per favorire uno «sviluppo partecipativo» basato sul cofinanziamento di progetti imprenditoriali o di rientro in Ecuador. Tra le sue iniziative, l’apertura di una rete bancaria, già attiva in Ecuador, per il sostegno ai migranti.

fonte: www.interno.it

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