Patto Ue migrazione e asilo: il governo approva il decreto legge

Dal 12 giugno 2026 operative le nuove procedure di asilo alla frontiera: l’Italia dovrà esaminare fino a 16.032 domande nel primo anno di applicazione

5 Giugno 2026
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Il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legge che introduce misure urgenti per l’attuazione del Patto dell’Unione Europea sulla migrazione e l’asilo del 14 maggio 2024. Il provvedimento recepisce le direttive europee in materia di accoglienza, procedure di protezione internazionale, rimpatri alla frontiera e sistema Eurodac. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha definito il decreto una «rivoluzione copernicana», sottolineando il ruolo dell’Italia come protagonista del processo riformatore europeo. L’obiettivo è rendere immediatamente operative, a decorrere dal 12 giugno 2026, le procedure di asilo alla frontiera che il diritto dell’Unione rende obbligatorie per determinate categorie di richiedenti.

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Le principali novità

Tra le misure più rilevanti, sale a 90 giorni il periodo prima del quale i richiedenti protezione internazionale non possono accedere al mercato del lavoro. Il decreto disciplina inoltre le fasi della manifestazione di volontà, della registrazione e della formalizzazione della domanda di protezione internazionale, nonché i documenti rilasciati al richiedente, intervenendo anche sul diritto del richiedente a rimanere nel territorio dello Stato.
Viene introdotta una procedura di frontiera — da concludersi entro dodici settimane — che si applica obbligatoriamente ai soggetti pericolosi per la sicurezza nazionale, a chi proviene da Paesi con un tasso di accoglimento delle domande inferiore al 20% e a chi ha presentato documenti o informazioni false. Per la durata di tale procedura, il richiedente è tenuto a soggiornare alla frontiera esterna o in prossimità della stessa, in una zona di transito o in altri luoghi designati, senza che ciò comporti autorizzazione all’ingresso nel territorio nazionale. In attuazione della decisione della Commissione europea, l’Italia dovrà esaminare con questa procedura fino a 16.032 domande nel primo periodo di applicazione, compreso tra il 12 giugno 2026 e il 12 giugno 2027.
Il provvedimento introduce inoltre disposizioni relative all’obbligo di risiedere in un luogo specifico, disposto dal prefetto nei casi previsti, alla valutazione del rischio di fuga, alle misure alternative al trattenimento e alla relativa disciplina. Sono inoltre previste decisioni di rigetto di maggiore rigore, con specifico riguardo alle ipotesi di inammissibilità, manifesta infondatezza e ritiro implicito della domanda, per le quali non opera l’effetto sospensivo automatico della presentazione del ricorso giurisdizionale. Completano il quadro il fermo amministrativo alla frontiera, fino a un massimo di 72 ore, per consentire gli accertamenti sull’identità e la pericolosità dello straniero, con comunicazione al procuratore della Repubblica, convalida del giudice di pace e specifiche garanzie per i minori.

Il rafforzamento organizzativo

Sul fronte istituzionale, il provvedimento prevede il potenziamento delle Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale, l’ampliamento delle competenze delle sezioni specializzate in materia di immigrazione e misure di rafforzamento dell’amministrazione giudiziaria, necessari per far fronte al nuovo carico procedurale imposto dal quadro europeo.

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