Elezioni, firme non valide senza atto di incarico: la sentenza del Consiglio di Stato

Nota a Consiglio di Stato, Sez. V, sentenza n. 3468 del 4 maggio 2026

William Damiani 27 Agosto 2026
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Con la sentenza n. 3468 del 4 maggio 2026, il Consiglio di Stato, Sezione Quinta, ha confermato l’esclusione di una lista dalle elezioni comunali, disposta dalla Sottocommissione elettorale circondariale. Alla base della ricusazione vi era l’irregolarità delle autenticazioni delle firme relative alle accettazioni delle candidature: i dipendenti comunali che avevano effettuato le autenticazioni risultavano infatti privi di un valido incarico, poiché i decreti commissariali che avrebbero dovuto attribuire loro tale funzione non erano stati sottoscritti.
Gli appellanti avevano invocato, tra l’altro, il favor participationis, il diritto di elettorato passivo, il legittimo affidamento e la possibilità di ricorrere al soccorso istruttorio. Il Consiglio di Stato ha però ritenuto prevalente l’esigenza di garantire la genuinità delle sottoscrizioni e la regolarità della competizione elettorale.

La firma del commissario non può essere sostituita dalla PEC

Il passaggio centrale della decisione riguarda proprio i decreti di incarico. La loro intestazione, il numero, la data, il contenuto autorizzatorio, il timbro dell’ente e l’indicazione dell’autore non sono stati ritenuti sufficienti: secondo il Collegio, la sottoscrizione assolve alla funzione di rendere certa la paternità dell’atto e la sua riferibilità all’autore.
Né la successiva trasmissione dei decreti tramite PEC è stata considerata idonea a sanare la mancanza. La posta elettronica certificata attesta provenienza, integrità e invio del messaggio e degli allegati, ma non equivale alla sottoscrizione del provvedimento.

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