La Corte Costituzionale mette un punto fermo sulla trasmissione illimitata della cittadinanza per discendenza: con la sentenza n. 63 del 30 aprile 2026 – che conferma la legittimità della riforma introdotta dal decreto-legge n. 36/2025 – il giudice delle leggi non si limita a respingere le censure, ma ridefinisce con chiarezza il significato stesso dello status civitatis.
Il superamento del modello di cittadinanza svincolata da legami effettivi
Il cuore della pronuncia sta proprio qui: il sistema previgente consentiva l’accesso alla cittadinanza anche a individui privi di qualsiasi collegamento sostanziale con l’Italia, permettendo loro, almeno in astratto, di incidere sulle scelte della comunità politica senza averne mai condiviso vita, diritti e doveri. Un modello che, osserva la Corte, si era progressivamente allontanato dall’impianto costituzionale, fondato su un’idea di popolo come comunità effettiva, unita da vincoli concreti di partecipazione e solidarietà.
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