Pubblico impiego e retribuzioni: cosa emerge dall’ultimo rapporto dell’ARAN

Il rapporto semestrale ARAN n. 2/2025 analizza le retribuzioni dei dipendenti pubblici: +13% nel comparto Funzioni Centrali. Per i Ministeri l’incremento complessivo si è attestato al 15,1%

21 Maggio 2026
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Il rapporto semestrale ARAN n. 2/2025, elaborato con dati aggiornati ad aprile 2026, analizza la dinamica retributiva del comparto Funzioni Centrali nel triennio 2021-2023 e fotografa l’andamento delle retribuzioni contrattuali nell’anno 2025. I risultati rivelano una crescita reale quasi doppia rispetto alle attese e un parziale recupero rispetto all’inflazione.

L’ARAN ha pubblicato il rapporto semestrale sulle retribuzioni dei pubblici dipendenti n. 2/2025, previsto dall’art. 46, comma 3, del d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165. Il documento analizza in dettaglio le evidenze retributive di fatto del comparto Funzioni centrali nel periodo 2021-2023, basandosi sui dati del Conto Annuale della Ragioneria Generale dello Stato.

Funzioni Centrali 2021-2023: una crescita inattesa del 13%

I dipendenti pubblici del comparto Funzioni Centrali hanno ricevuto aumenti di stipendio quasi doppi rispetto a quelli previsti.
Prima che i contratti venissero rinnovati, gli analisti avevano stimato un aumento complessivo intorno al 7% , sommando tre voci già note: il rinnovo del contratto collettivo (CCNL); un’indennità automatica che scatta quando il contratto è in ritardo (l’IVC) e un pagamento una tantum stabilito per legge. I dati reali hanno però evidenziato una crescita del 13%. Quasi il doppio.

Le componenti che hanno prodotto l’eccedenza sono:
– il conglobamento delle indennità di Amministrazione nel tabellare (effetto stimato al 2,6%), amplificato dal decreto di perequazione (DPCM 23 dicembre 2021) per i Ministeri;
– le progressioni di carriera e il turnover (contributo medio dell’1%, con forti variabilità tra Enti);
– le maggiori risorse destinate alla produttività e al risultato (contributo del 3,2%, quasi pari all’impatto del rinnovo contrattuale).

Aumenti delle indennità di Amministrazione decisi con decreto governativo, scatti di carriera interni ai singoli Enti, e soprattutto erogazioni legate alla produttività, che in alcuni ministeri e agenzie fiscali hanno raggiunto livelli sorprendentemente elevati hanno prodotto un aumento inaspettato.

Retribuzioni contrattuali nel 2025: PA ancora sotto il privato

Per il 2025, l’analisi delle retribuzioni contrattuali rilevate da Istat evidenzia un incremento medio del 2,7% per la PA (personale non dirigente) a fronte del 3,2% del settore privato e del 3,1% dell’intera economia. La Pubblica Amministrazione si conferma il reparto che avanza più lentamente negli aumenti contrattuali. L’inflazione, dal canto suo, si è attestata all’1,5%, consentendo però (per il secondo anno consecutivo) un parziale recupero del potere d’acquisto.

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Il comparto Funzioni Centrali ha registrato la crescita più elevata tra i comparti ARAN, con un incremento medio del +5,4% rispetto al 2024, determinato da:
– ripresa dell’IVC 2022-2024 potenziata (gennaio);
– rinnovo del CCNL triennio 2022-2024 sottoscritto il 27 gennaio 2025 (con effetti da marzo);
– secondo decreto di perequazione delle indennità di Amministrazione;
– nuova IVC 2025-2027 (aprile e luglio).
In un quadro più ampio, il report fa notare che nel decennio 2016-2025, la crescita cumulata della PA si attesta al +15%, lievemente inferiore al settore privato (+16,2%). Un divario che potrebbe ridursi grazie all’accelerazione dei rinnovi: il CCNL del comparto Istruzione e Ricerca 2022-2024 è stato siglato per la prima volta in meno di un anno e mezzo dall’avvio del triennio.

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