Per lungo tempo il matrimonio con un cittadino italiano ha rappresentato uno dei principali canali di accesso alla cittadinanza per i cittadini stranieri. I dati più recenti, però, restituiscono un quadro profondamente diverso. Nel 2024 le acquisizioni di cittadinanza per matrimonio di cittadini non comunitari sono state poco più di 19 mila, con una riduzione di circa il 15% rispetto all’anno precedente. Un dato che, letto isolatamente, potrebbe sembrare congiunturale, ma che in realtà si inserisce in una tendenza strutturale di medio periodo.
Il confronto tra diverse coorti di ingresso in Italia è particolarmente indicativo. Tra i migranti arrivati nel 2014, oltre la metà di coloro che hanno acquisito la cittadinanza italiana lo ha fatto attraverso il matrimonio. Per chi è arrivato nel 2018, la quota scende a meno di uno su cinque. In altri termini, il percorso “classico” – matrimonio prima, cittadinanza poi – non è più dominante. Sempre più spesso accade il contrario: l’acquisizione della cittadinanza precede la formazione della famiglia.
Percorsi di integrazione più autonomi e nuove letture dei dati
Questo cambiamento segnala un’evoluzione profonda nei percorsi di integrazione. La cittadinanza viene sempre più frequentemente raggiunta attraverso requisiti legati alla residenza prolungata, alla stabilità lavorativa e all’inserimento sociale, piuttosto che tramite il vincolo matrimoniale.
Il fenomeno è particolarmente evidente guardando alle cosiddette “coppie miste”. Nel 2023, il 14,6% di queste unioni include uno sposo già italiano per acquisizione, una quota raddoppiata in soli cinque anni. Ciò significa che una parte crescente dei matrimoni formalmente tra italiano e straniero riguarda in realtà persone che, alla nascita, avevano entrambe una cittadinanza straniera, ma hanno completato il percorso di naturalizzazione in momenti diversi.
Anche le caratteristiche anagrafiche delle coppie riflettono questa trasformazione. Quando lo sposo è italiano dalla nascita e la sposa è straniera, la differenza media di età supera gli otto anni. Se invece lo sposo è un “nuovo italiano”, il divario si riduce sensibilmente, avvicinandosi alla media generale. Sono elementi che aiutano a comprendere come la cittadinanza acquisita non sia più solo un effetto del matrimonio, ma sempre più spesso una tappa precedente e indipendente.
Se il matrimonio in passato è stato una via d’accesso molto frequente alla cittadinanza, oggi i percorsi sono più diversificati: c’è chi si sposa prima di ottenere la cittadinanza, chi la ottiene per poi formare una famiglia, chi segue altre strade ancora. Il percorso verso l’acquisizione non è uguale per tutti e le tappe di questo cammino cambiano da persona a persona.
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