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SENZA CATEGORIA - Sposarsi in teatro? Meglio non formulare commenti

Sposarsi in teatro? Meglio non formulare commenti

A volte, può anche esservi la sensazione che vi sia chi si ponga “fuori dal tempo”, magari per il fatto di fare riferimento a norme, a testi, e simili, anziché cogliere il “nuovo”, ben più apprezzato dalle persone, specie quando d’inventino come “sarebbe bello se ..”, oppure “a noi piacerebbe tanto che ..”. In tali ipotesi, il richiamo a norme appare come l’ennesimo atteggiamento “burocratico”, degno di persone arretrate, culturalmente ottuse, ecc.

Ad esempio, perchè non considerare un caso, giunto alle cronache (cui, alla fin fine, queste situazioni piacciono tanto, ma proprio tanto), per cui due sposi, “filodrammatici” (?), hanno celebrato il matrimonio in una casa comunale . del tutto particolare, cioè del tutto fuori dalla casa comunale (non rileva alcuna analisi se si tratti di edificio di proprietà del comune o altrui), e senza neppure le condizioni di cui all’art. 110 CC.

E’ avvenuto il 25/2/2012.

Ovviamente, chi non sia sufficientemente “moderno, potrebbe citare l’art. 138 CC, ma si tratta di vecchiume. Tra l’altro, sul sito www.servizidemografici.com è apparso, non molto tempo addietro, un “Approfondimento” dal titolo “Wedding shopping & matrimonio in villa, con trucchi e trucchetti.”, che ha quale pertinenza con la celebrazione teatrale (o, matrimoniale?). E, ovviamente, quando parliamo di “appetiti mediatici”, cioè quanto appare utile ad essere pubblicato, si può citare anche la distinzione tra impiegati “polverosi” (quelli di Milano) e quelli evidentemente non tali, di Roma o, forse, il ricorso a soggetti che si sono spazzolati ben bene (dalla polvere) di Roma è dovuta al fatto che alcune figure devono “apparire” (magari, chissà, ci scappa qualche preferenza per le prossime elezioni nei Municipi di Roma Capitale): un tempo, si usava l’espressione. “captatio benevolentiae” .

Ma era, prima che si affermassero alcuni principii, quali quelli scritti (ma non ci si preoccupi anche di tradurli in applicazione concreta e quotidiana) nell’art. 97, 1 Cost. Per altro, dopo varie attribuzioni, di cui forse quella di “fannulloni” potrebbe anche essere considerata tra le più bonarie, quella di impiegati “polverosi” mancava. Che avrebbe mai detto qualche figura interessata alla L. 3/2/1963, n. 69, nei tempi in cui le impiegate dovevano portare il grembiule nero (situazione di cui forse pochi possono anche dire “c’ero anch’io”, oppure “l’ho visto” .) e gli impiegati utilizzavano le c.d. mezze maniche, nere, dovendo provvedere alla redazione degli atti a mano, utilizzando i pennini d’acciaio innestati sulle apposite cannucce?

Si potrebbe ricordare come (1971) un giornalista (allora giovane) abbia fatto un “pezzo” su di un settimanale per famiglie, in cui irrideva al fatto che, essendo divenuto padre, aveva dovuto “recuperare” 2 testimoni per la formazione del relativo atto (ovviamente, qualificando la dichiarazione di nascita quale “denuncia all’anagrafe”), testimoni che, nei fatti, svolgono una funzione sostanziale, quella di una sorta di tutela, implicita, dell’USC, a cui non poteva essere eccepito in sede di giudizio, che quanto redatto non fosse stato conforme alla dichiarazione fatta.

Ma si irrideva anche alla fase dell’imprescindibile lettura dell’atto, prima della sottoscrizione, e ancora di più quando, ricorrendone l’evenienza di genere, l’USC leggesse “. è nato un bambino, di genere femminile .”, rilevando l’incongruità, e non cogliendo come quel sostantivo fosse utilizzato con significati neutri (e sia tuttora).

Tornando alla celebrazione del matrimonio, non si può trascurare di constatare con quanta astiosità venga accolta la lettura dei noti 3 articoli del CC prescritti. Sempre tornando al passato, c’era una volta un assessore (DC), convinto praticante, che si sentiva in qualche modo in imbarazzo nel celebrare matrimoni nella casa comunale, sentendosi di usurpare la funzione sacerdotale, ed ebbe a chiedere all’USC (impiegato “polveroso” o meno che fosse) come avrebbe potuto dare un tono alla cerimonia (in sostanza, voleva “fare la predica”), ottenendone il suggerimento di leggere con una qualche attenzione dei 3 articoli del CC.

Dopo alcuni giorni, l’assessore è ritornato nell’ufficio, ringraziando l’USC del suggerimento, affermando che, seppure avesse altre volte celebrato matrimoni, non aveva mai fatto veramente attenzione al loro contenuto e che in essi aveva ritrovato suggellato una vera e propria sintesi di quello che dovrebbe essere il matrimonio e che se gli sposi avessero tenuto presenti quelle indicazioni, si avrebbero avuto matrimoni maggiormente solidi e duraturi. Anzi, uscendo, ebbe ad chiedere se poteva trattenere la fotocopia di quei 3 articoli del CC, per portala al proprio parroco e alle riunioni dell’ Azione Cattolica – Uomini, Tutta colpa della . “polvere”?

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