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ANPR- STRANIERI - Richiedenti asilo: i servizi non sono negati anche senza residenza

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Approfondimento di L. Oliveri

Per quanto indubbiamente il d.l. 113/2018, convertito in legge 132/2018, manifesti molte perplessità rispetto alla sua osservanza della Costituzione, molte delle ragioni di fatto che hanno indotto alcuni sindaci alle iniziative clamorose di “sospensione” del Decreto Sicurezza risultano poco fondate. Non solo per l’illegittimità manifesta dei provvedimenti di “sospensione” o degli ordini di servizio rivolti ai dirigenti dei servizi demografici finalizzati a “sospendere” l’applicazione del decreto, ma essenzialmente proprio per un errore interpretativo clamoroso, che i commentatori dei media generalisti non sono stati minimamente in grado di rilevare.
L’assunto della “ribellione dei sindaci” è che il decreto sicurezza, nel momento in cui nega ai richiedenti asilo la possibilità di ottenere la residenza, impedisce loro di beneficiare dei servizi offerti dal sistema locale: servizi in primo luogo erogati dai Comuni e dalle USL.
Ebbene, questo presupposto è destituito di ogni fondamento. Sicuramente il Decreto Sicurezza non facilita la condizione dei richiedenti protezione internazionale o, quanto meno, la rende meno chiara e lineare della già poco chiara condizione determinata dal precedente assetto ordinamentale. Tuttavia, non nega in alcun modo loro il diritto ai servizi.
È necessario, prima di evidenziare le motivazioni alla base dell’affermazione proposta sopra, verificare se regga una lettura della norma tale da assicurare ai richiedenti asilo il diritto ai servizi in base al perdurare di un loro diritto ad acquisire la residenza.
È stata proposta una chiave di lettura particolare tesa a distinguere:

  1. l’acquisizione della residenza connessa all’ospitalità nei Cas o SPRAR, determinata dall’obbligo dei responsabili di comunicare agli uffici demografici locali gli stranieri ospitati per la registrazione nei registri;
  2. l’acquisizione della residenza definibile “individuale”, non collegata, cioè, alla collocazione del richiedente asilo presso Cas o SPRAR.

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