MIA: prima il ragionamento, poi la risposta

Il prompt della settimana: la tecnica del chain-of-thought per far ragionare MIA a voce alta, un passo alla volta, prima di accettare la conclusione

23 Luglio 2026
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Una delle cose che tanto spaventa chi utilizza l’intelligenza artificiale è non capire il ragionamento che sta alla base di una risposta. Quando ponete una domanda a MIA la risposta che ottenete è una conclusione. Non vedete il percorso che ci sta dietro: le norme considerate, le alternative scartate, le assunzioni date per scontate. Ricevete il risultato finale, come se qualcuno vi consegnasse un parere senza mostrarvi il ragionamento.

Nella PA questo può essere un problema. Un atto firmato su una conclusione che non si sa come sia stata costruita è un atto che non si sa difendere. Se la base giuridica scelta da MIA è sbagliata, senza vedere i passaggi non saprete dove è sbagliata, dopo correggere diventa riscrivere da zero.

Questa puntata della rubrica Il Prompt della settimana introduce una tecnica che cambia radicalmente il modo di usare MIA: invece di chiedere solo la risposta, si chiede di ragionare a voce alta prima di arrivarci. Si chiama chain-of-thought (= catena del ragionamento) ed è la differenza tra “pensare prima di rispondere” e “rispondere senza pensare”. Non è solo una questione di trasparenza. Quando MIA espone i passaggi, ragiona meglio: scompone il problema invece di saltare alla conclusione, e gli errori diventano più rari. E quando un errore c’è, lo vedete: potete individuare esattamente il punto della catena in cui qualcosa non torna, invece di trovarvi davanti a un risultato sbagliato senza capire perché.

La tecnica in tre passaggi

1) Chiedere il ragionamento, non solo la conclusione. Aggiungere alla propria richiesta una formula semplice: Prima di rispondermi, spiega passo dopo passo il ragionamento che segui. Funziona su tutte le domande che non hanno una risposta immediata: la scelta di una base giuridica, la costruzione di una motivazione, la qualificazione di una fattispecie. MIA scomporrà il problema invece di liquidarlo in una riga.

2) Leggere il ragionamento, non solo il risultato. Non saltare alla conclusione: scorrere i passaggi e cercare il punto debole. Un’assunzione data per scontata, un salto logico, una norma richiamata senza verificarla. Se un passaggio non convince, è lì che l’atto rischia di cedere.

3) Correggere al passaggio giusto. Se qualcosa non torna, non rifare tutto da capo. Intervenire sullo step sbagliato: Il passaggio 2 non regge, perché la norma che citi è stata abrogata: riparti da lì. MIA ricostruirà la catena a valle della correzione, senza toccare i passaggi che erano già giusti. È il modo più rapido per arrivare a una risposta solida.

Perché funziona anche contro le allucinazioni

Il ragionamento esplicito è anche il miglior alleato contro un problema che le puntate precedenti di questa rubrica hanno già affrontato: la tendenza dell’AI a inventare riferimenti normativi o giurisprudenziali plausibili ma inesistenti.

Quando MIA mostra i passaggi, un riferimento inventato salta all’occhio molto più facilmente: compare in un punto preciso della catena, spesso senza aggancio ai fatti forniti dall’utente. Nella risposta “confezionata”, quella senza ragionamento visibile, lo stesso riferimento si mimetizza nel flusso del testo e passa inosservato.

Per rafforzare il controllo, si può chiudere il prompt chiedendo a MIA di segnalare con [DA VERIFICARE] ogni passaggio che non può confermare con certezza. Il ragionamento diventa così anche una checklist di ciò che va controllato alla fonte sulle sezioni del portale o su fonti istituzionali esterne.

Prompt pronto all’uso

Copiare e incollare nella chat di MIA, sostituendo le parti tra parentesi quadre con i dettagli del proprio caso.

Devo chiarire questa questione applicativa nella gestione del mio Ente: [DESCRIVI IL QUESITO — es. per una pratica di mutazione di residenza dichiarata da una persona ospitata dal titolare del contratto di affitto, il proprietario di casa ha inviato delle osservazioni tramite il proprio avvocato, evidenziando che non è d’accordo con la residenza dell’ospite in quanto il contratto di affitto prevede un divieto di ospitalità di terze persone e di sublocazione. Avendo accertato che la persona effettivamente abita all’indirizzo, come dobbiamo procedere?].
Ti fornisco i fatti che ho accertato e le norme che ritengo pertinenti: [ELENCA FATTI, DOCUMENTI E NORME].
Non darmi subito la conclusione: ragiona prima passo dopo passo, seguendo questo ordine: (1) individua gli elementi rilevanti del caso; (2) collega ciascun elemento alla norma o al principio applicabile, verificando che sia ancora in vigore; (3) valuta le eventuali interpretazioni alternative e spiega perché le scarti; (4) solo a questo punto, formula la conclusione motivata.
Rendi espliciti i passaggi e le assunzioni che fai lungo il percorso, e segnala con [DA VERIFICARE] ogni riferimento normativo o dato che non puoi confermare con certezza.

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