Gli italiani residenti all’estero superano i 6,6 milioni al 31 dicembre 2025: 183mila in più rispetto a inizio anno, ma con una crescita (+2,8%) più lenta rispetto al 2024. È la fotografia scattata da ISTAT nel rapporto diffuso il 3 settembre 2026, che conferma la forte concentrazione in Europa e America centro-meridionale e il ruolo crescente delle acquisizioni di cittadinanza.
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Crescita in rallentamento e saldo naturale ai minimi
Al 31 dicembre 2025 i cittadini italiani residenti all’estero sono 6 milioni 604mila (dato provvisorio), suddivisi tra 3 milioni 406mila uomini (51,6%) e 3 milioni 197mila donne. L’aumento del 2,8% segna un netto rallentamento rispetto al +4,6% dell’anno precedente. A pesare è soprattutto la dinamica naturale, il cui contributo alla crescita risulta molto contenuto: il saldo tra nascite e decessi resta positivo, ma per appena 3mila unità, contro le 13mila del 2024. Le nascite passano da 26mila a 16mila (-37,1%), mentre i decessi restano stabili poco sopra le 13mila unità (+2,4%). Il tasso di natalità degli italiani all’estero (2,5 per mille) non raggiunge la metà di quello rilevato in Italia (6 per mille); anche il tasso di mortalità (2,1 per mille) è meno di un quinto di quello nazionale (11,1 per mille).
Cittadinanza e flussi migratori trainano la crescita
Con nascite in forte flessione, la crescita è sostenuta soprattutto dalle acquisizioni di cittadinanza: nel 2025 sono 127mila quelle ottenute all’estero. Sul calo delle nascite incide anche la nuova normativa sulla cittadinanza per discendenza (iure sanguinis), entrata in vigore nel 2025, che ha ristretto i casi di trasmissione automatica ai figli nati all’estero, con effetti particolarmente rilevanti in Brasile (-66,6% di nascite) e Argentina (-55,8%). Il saldo migratorio resta positivo (circa 53mila unità), pur in calo di quasi 30mila rispetto al 2024. Gli espatri scendono a 109mila (-22,7%), dopo il picco di iscrizioni all’AIRE del 2024, mentre i rimpatri si fermano a 56mila (-3,4%). Le principali mete degli espatri sono Spagna e Germania (circa 13mila movimenti ciascuna), seguite da Svizzera (12mila), Regno Unito (11mila) e Francia (9mila): insieme questi cinque Paesi accolgono il 53,3% del totale. L’età media degli espatriati è di 34 anni, quella dei rimpatriati di 36,8.
Distribuzione geografica, radicamento e pensionati
Oltre la metà degli italiani all’estero vive in Europa (53,1%), suddivisa tra il 34,4% nei Paesi dell’Ue e il 18,7% negli altri Stati europei; il 34,3% risiede in America centro-meridionale. Insieme, queste due aree raccolgono quasi nove italiani su dieci. Al 31 dicembre 2024 solo il 30,3% dei residenti all’estero risulta nato in Italia (circa 1,9 milioni): chi è nato in Italia ha in media 54 anni, chi è nato all’estero 39. Sul fronte dell’iscrizione all’AIRE, al 1° gennaio 2025 il Mezzogiorno pesa per il 45,0% del totale nazionale. Le prime regioni per numero di iscritti sono:
- Sicilia: 842mila iscritti (13,1%)
- Lombardia: 692mila (10,8%)
- Veneto: 617mila (9,6%)
- Campania: 584mila (9,1%)
Rilevante infine l’emigrazione previdenziale: al 31 dicembre 2024 i pensionati italiani all’estero sono 347mila, per il 54% residenti in Europa e per il 72% nati in Italia. Tra le mete favorite per costo della vita e benefici fiscali figurano Spagna (13mila) e Portogallo (4mila).
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