Secondo gli ultimi indicatori demografici rilasciati dall’ISTAT, nel 2025 la popolazione residente in Italia si mantiene sostanzialmente stabile, intorno ai 59 milioni di individui. Dopo oltre un decennio di calo continuo, questo equilibrio apparente è interamente trainato dai flussi migratori: il saldo naturale tra nascite e decessi resta fortemente negativo, con circa 355mila nati contro 650mila decessi, generando un saldo naturale di circa -295mila unità.
Il dato evidenzia come, senza l’apporto dei cittadini stranieri, la popolazione italiana continuerebbe a diminuire.
Nascite ai minimi storici e fecondità in calo
Il 2025 segna un nuovo record negativo per le nascite, con il tasso di fecondità totale che scende a 1,14 figli per donna, tra i più bassi d’Europa. Nel 2025 i nati sono stati 355mila, segnando un calo del 4% rispetto al 2024. Il divario tra nascite e decessi (questi ultimi stabili a 652mila) genera un “buco” di 300mila unità. In pratica, la popolazione di cittadinanza italiana diminuisce di 189mila individui, un vuoto colmato dall’aumento dei residenti stranieri (+188mila), che oggi rappresentano il 9% del totale.
Migrazioni e longevità: leve chiave della demografia italiana
A compensare il saldo naturale negativo intervengono i flussi migratori. Il saldo migratorio netto del 2025 è positivo, con circa 440mila ingressi e 144mila uscite di cittadini stranieri, portando a un incremento complessivo della popolazione straniera residente a oltre 5,5 milioni. Questo contributo risulta determinante per mantenere la popolazione stabile e sostiene il funzionamento dei servizi locali e del mercato del lavoro.
Parallelamente, la speranza di vita continua a crescere, arrivando a 81,7 anni per gli uomini e 85,7 per le donne, confermando un invecchiamento progressivo della popolazione. Il divario di genere si riduce a 4 anni, un minimo storico che non si registrava dal 1953, grazie a migliori stili di vita maschili e a una prevenzione efficace. Tuttavia, l’Italia viaggia a 2 velocità: la popolazione del Nord cresce (+2,2 per mille), il Mezzogiorno si svuota (-3 per mille), stretto tra la denatalità e la migrazione interna verso le regioni settentrionali, con Basilicata e Molise in cima alla classifica dello spopolamento.
La famiglia unipersonale è la più diffusa
L’Italia si conferma il Paese più vecchio dell’Unione Europea. L’età media è salita a 47 anni, mentre 1/4 della popolazione (15 milioni) ha superato i 65 anni.
Nel biennio 2024-2025 le famiglie in Italia sono 26 milioni e 600mila, oltre 4 milioni in più rispetto all’inizio degli anni Duemila. Questa crescita dipende dalla progressiva semplificazione delle strutture familiari, determinata soprattutto dall’aumento delle famiglie unipersonali, attualmente la forma familiare più diffusa.
– famiglie unipersonali: il modello prevalente (37%)
– dimensione media: 2,2 componenti per nucleo
– coppie con figli: scendono al 28%, tallonate dalle persone single
Scrivi un commento
Accedi per poter inserire un commento