ELETTORALE - Il voto degli italiani all’estero torna di attualità

Contemporaneamente alle prospettive di riforma elettorale, dopo l'approvazione, referendum permettendo, della legge costituzionale di riduzione del numero dei parlamentari, si sta ragionando a lungo anche sul discorso del voto estero

Approfondimento di U. Coassin

Contemporaneamente alle prospettive di riforma elettorale, dopo l’approvazione, referendum permettendo, della legge costituzionale di riduzione del numero dei parlamentari, si sta ragionando a lungo anche sul discorso del voto estero.

Premessa
La legge 27 dicembre 2001, n. 459 ha permesso agli italiani residenti all’estero di votare per le elezioni politiche e ai referendum per corrispondenza, senza essere costretti a rientrare in Italia come avveniva in passato . Prima dell’approvazione della “legge Tremaglia” infatti, per consentire a questi elettori di partecipare alle elezioni politiche, veniva loro inviata una cartolina-avviso con la data e il tipo di votazione e l’avvertenza che la sua esibizione dava diritto al titolare di usufruire delle agevolazioni di viaggio per recarsi a votare nel comune di iscrizione elettorale. Questo vecchio complesso normativo ha raggiunto sul piano pratico un ben modesto risultato, con una partecipazione elettorale piuttosto limitata. La tabella sottostante mostra, in realtà, come alle elezioni politiche 1996 e 2001 solo il 4,5% circa degli elettori italiani residenti all’estero sia rientrato in Italia per votare.
Dopo la nuova legge, gli elettori residenti all’estero hanno potuto votare più agevolmente, rispedendo semplicemente la busta pre-affrancata con il loro voto: questo ha prodotto degli importanti effetti in termini di partecipazione elettorale…

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