CITTADINANZA- STATO CIVILE - Attribuzione della cittadinanza italiana

Le diverse ipotesi relative all’attribuzione, all’acquisto, alla perdita ed al riacquisto della cittadinanza italiana

Approfondimento di R. Calvigioni

La normativa in materia di cittadinanza italiana è costituita dalla legge 5 febbraio 1992, n. 91 e dal successivo regolamento di esecuzione emanato con d.P.R. 12 ottobre 1993, n. 572. Fino all’entrata in vigore di tali disposizioni, il principale strumento legislativo in materia era costituito dalla legge 13 giugno 1912, n. 555, con alcune innovazioni introdotte dalla legge n. 123 del 21 aprile 1983 e, successivamente, dalla legge 15 maggio 1986, n. 180: a queste normative bisogna ancora fare riferimento per i fatti, per gli avvenimenti verificatisi prima dell’entrata in vigore della legge n. 91.

I principi cardine della normativa attuale sono:
• lo ius sanguinis, in base al quale l’attribuzione della cittadinanza avviene per discendenza da parte di chi è già cittadino;
• lo ius soliviene utilizzato solamente come criterio residuale e solamente a determinate condizioni al fine di evitare casi di apolidia;
• il privilegio della volontarietà, cioè rilevanza della volontà dell’interessato in merito alle possibili variazioni di cittadinanza, con esclusione quasi totale degli automatismi di legge;
• l’assoluta parità nei sessi, nel senso che la condizione della donna è identica a quella dell’uomo.
Vediamo, ora, le diverse ipotesi relative all’attribuzione, all’acquisto, alla perdita ed al riacquisto della cittadinanza italiana.

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