PNRR e servizi pubblici: la relazione CNEL 2026 analizza risultati e criticità

Brunetta: Il PNRR grande stress test per la politica e l’amministrazione. Ora il metodo del Piano deve diventare il modo ordinario di amministrare

19 Ottobre 2026

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Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) ha cambiato in profondità la Pubblica Amministrazione italiana. È quanto emerge dalla Relazione annuale 2026 del Cnel sui servizi pubblici, presentata a Villa Lubin e indirizzata a Parlamento e Governo. Per il presidente Renato Brunetta, il Piano è stato “un grande stress test, per l’Amministrazione e la politica“: una prova superata, che ora va resa permanente.

Alla presentazione, svoltasi questa settimana sono intervenuti Marcella Mallen (coordinatrice generale della Relazione), Filippo Patroni Griffi (Corte costituzionale), Monica Parrella (Unità di missione PNRR, Presidenza del Consiglio) e Francesco Maria Chelli (ISTAT). Emanuele Padovani (Università di Bologna) ha coordinato la consegna del Premio Cnel “Impatto PA” 2026, giunto alla terza edizione e dedicato alle buone pratiche delle Amministrazioni.

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Dal lavoro per adempimenti al lavoro per obiettivi

Il Recovery Plan (PNRR) ha imposto alla PA un metodo nuovo. Ha chiesto di lavorare per target e milestone (traguardi intermedi verificabili), entro scadenze certe, con obiettivi misurabili e obbligo di rendicontazione. Secondo Brunetta, l’Amministrazione lo ha retto, mentre la politica ha garantito continuità a un disegno che ha attraversato governi diversi.

Le riforme avviate dal 2021 hanno ridisegnato le regole per reclutare e formare il personale e per programmarne i fabbisogni. Il riferimento è anzitutto al d.l. 9 giugno 2021, n. 80, che ha istituito il Piano integrato di attività e organizzazione (PIAO). Un percorso che prosegue la cultura della performance e della valutazione introdotta dal d.lgs. 27 ottobre 2009, n. 150.

I risultati sui servizi e il grande ostacolo dei divari

Con circa 115 miliardi di euro di investimenti localizzati nelle Regioni, è innegabile che il Piano abbia prodotto effetti concreti, tra questi vediamo:

  • oltre 3 milioni di persone inserite nei percorsi di politiche attive del lavoro;
  • 3.525 nuovi autobus per il trasporto pubblico locale;
  • assistenza domiciliare estesa a quasi un over 65 su dieci.

La Relazione non nasconde però i limiti. Resta una PA frammentata: la modernizzazione, infatti, non ha ancora colmato i divari territoriali e sociali nell’accesso ai servizi. Per questo il Cnel insiste sul passaggio dagli output, cioè le attività svolte, agli outcome, ovvero gli effetti reali prodotti su cittadini e imprese.

Cosa cambia per gli Enti dopo il PNRR

Con la chiusura del Piano, la sfida è trasformare lo sforzo straordinario in capacità ordinaria. “Serve un’Amministrazione che apprende, ascolta cittadini e imprese e corregge errori“, ha sottolineato Brunetta. Per gli Enti ora le priorità operative sono tre:

  • programmazione integrata: usare il PIAO per generare Valore Pubblico, non come mero adempimento;
  • interoperabilità: far dialogare banche dati e piattaforme, senza chiedere più volte le stesse informazioni;
  • ascolto e misurazione: raccogliere il riscontro degli utenti e usarlo per correggere processi e servizi.

Restano decisivi reclutamento e formazione, attraverso il Portale inPA e la piattaforma Syllabus.

>> IL TESTO INTEGRALE DELLA RELAZIONE DEL CNEL

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