Rapporto ISTAT 2026: nascite al minimo storico in Italia

Rapporto annuale ISTAT 2026: il quadro economico, demografico e sociale dell’Italia nell’anno del Centenario. Tutti i dati su nascite, famiglie e lavoro

22 Maggio 2026
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L’ISTAT ha presentato il 21 maggio 2026, nell’Aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei deputati, il Rapporto annuale sulla situazione del Paese. Il presidente Francesco Maria Chelli ha illustrato un quadro demografico segnato dal crollo delle nascite: nel 2025 il tasso di fecondità è sceso a 1,14 figli per donna, valore tra i più bassi d’Europa. La fotografia restituisce un Paese sempre più anziano, con forti squilibri territoriali.

Trentaquattresima edizione nell’anno del Centenario ISTAT

Giunto alla trentaquattresima edizione nell’anno del Centenario dell’ISTAT, il Rapporto annuale 2026 offre un quadro informativo integrato sulle sfide economiche, demografiche e sociali che il Paese è chiamato ad affrontare. Articolato in quattro Capitoli, il documento analizza l’evoluzione dello scenario macroeconomico e del sistema produttivo alla luce della conoscenza e dei progressi della transizione ecologica.

Particolare attenzione è dedicata alle trasformazioni delle famiglie e del mercato del lavoro, alle disuguaglianze socioeconomiche e sociosanitarie, alla tenuta del capitale sociale e delle reti di supporto formali e informali. L’obiettivo è restituire le dinamiche che sostengono la coesione della società italiana e la sua capacità di innovazione e sviluppo.

Denatalità ai minimi: i numeri del Rapporto ISTAT 2026

Nel 2025 le nascite si sono fermate a 355mila unità, in calo del 3,9% rispetto al 2024, con un’età media al parto salita a 32,7 anni. Il tasso di fecondità di 1,14 figli per donna colloca l’Italia tra i Paesi europei con la più bassa natalità. La popolazione residente al 1° gennaio 2026 si attesta a 58,9 milioni, in calo di oltre un milione di unità nell’ultimo decennio. Il saldo naturale resta fortemente negativo (-296mila), compensato da un saldo migratorio positivo di pari entità (+296mila), che stabilizza il dato complessivo.
Il peso demografico si sposta verso le fasce anziane: gli over 65 sono cresciuti dell’11,3% in un decennio e rappresentano il 25,1% dei residenti. La speranza di vita raggiunge 81,7 anni per gli uomini e 85,7 per le donne. Si riduce anche la propensione a generare: la quota di 18-49enni che esprime l’intenzione di avere un figlio scende dal 50,7% del 2003 al 45,3% del 2024, frenata da incertezze economiche e lavorative.

Famiglie più piccole e fuga dei laureati: la trasformazione sociale

Nel biennio 2024-2025 si contano 26,7 milioni di famiglie, con una dimensione media scesa da 2,7 a 2,2 componenti rispetto a trent’anni fa. Le coppie con figli, un tempo modello prevalente, crollano dal 47,9% al 28,4%. Le famiglie unipersonali rappresentano il 37,1% del totale e in circa la metà dei casi si tratta di anziani soli. Cresce il peso dei figli unici, oggi il 16,6% della popolazione adulta: solo il 21,2% di chi assiste i genitori anziani può condividere il carico con fratelli.
Sul fronte della mobilità, l’Italia registra una perdita netta di giovani italiani altamente istruiti tra i 25 e i 34 anni, solo parzialmente compensata dall’arrivo di laureati stranieri. Il Mezzogiorno sconta un doppio svantaggio: flussi in uscita verso l’estero e verso il Centro-Nord, non bilanciati dalle entrate.

I dati chiave del quadro demografico:

  • 355mila nascite nel 2025 (-3,9% sul 2024)
  • 1,14 figli per donna, minimo storico
  • saldo naturale -296mila, migratorio +296mila
  • 58,9 milioni di residenti, -1 milione in dieci anni
  • 25,1% della popolazione con almeno 65 anni
  • coppie con figli passate dal 47,9% al 28,4% in trent’anni

Il saldo migratorio positivo è oggi l’unico fattore che stabilizza la popolazione italiana, mentre il saldo naturale resta negativo.

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