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P.A.- PERSONALE - Dirigenti competenti sullo smart working: le ragioni giuridiche

La precisazione contenuta sia nel d.m. 19 ottobre 2020 sia nel D.P.C.M. 3 novembre 2020 secondo la quale spetta ai dirigenti organizzare il lavoro mediante lo smart working risiede in precise disposizioni dell’ordinamento giuridico

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Approfondimento di L. Oliveri

La precisazione contenuta sia nel d.m. 19 ottobre 2020 sia nel D.P.C.M. 3 novembre 2020 secondo la quale spetta ai dirigenti organizzare il lavoro mediante lo smart working non è dettata da emergenza o voli pindarici, ma risiede in precise disposizioni dell’ordinamento giuridico.
È vero che le norme citate sottolineano l’obbligo dei dirigenti di provvedere “nell’immediato”, cioè prima ancora che si siano definiti programmi generali di organizzazione in smart working, attraverso il POLA e la mappatura dei processi.
È altrettanto vero, comunque, che sia il POLA, sia la mappatura, non possono che essere l’assemblaggio coordinato di informazioni, dati e valutazioni la cui elaborazione non può che essere di competenza di chi è chiamato a dirigere gli uffici.
Dunque, in ogni caso il moto principale per la disposizione dei lavoratori in lavoro agile, nel rispetto delle percentuali minime e della possibilità di attivare lo smart working solo per le attività con esso compatibili, proviene in via esclusiva dai dirigenti o, negli enti privi di dirigenza, dei responsabili di servizio.

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