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STATO CIVILE - CASO – Separazione o divorzio di cittadini stranieri residenti in Italia, secondo le disposizioni della legge 162/2014

Risoluzioni in merito l’eventuale trascrizione del matrimonio, l’annotazione sull’atto di trascrizione, la procedura da seguire, la possibilità di applicare la legge straniera

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Più volte, in occasione di seminari, convegni, giornate di studio dedicate alla nuova disciplina di separazione e divorzio introdotta dalla legge 162/2014, è stato sollevato il problema dell’applicazione di tale normativa ai cittadini stranieri residenti che avessero contratto matrimonio nello Stato di origine: i dubbi riguardavano sia l’eventuale trascrizione del matrimonio, sia l’annotazione sull’atto di trascrizione, sia la procedura da seguire, ma anche la possibilità di applicare la legge straniera.
Trascrizione art. 19 d.P.R. 396/2000
Ricordiamo, innanzitutto, che la trascrizione effettuata ai sensi dell’art. 19 del d.P.R. 396/2000, anche se non può essere pienamente equiparata alle trascrizioni ordinarie dei registri di stato civile, è comunque una trascrizione avente un determinato valore giuridico, tanto che, sulla stessa, possono essere annotate le convenzioni matrimoniali stipulate dai notai e può essere rilasciata copia integrale ai terzi (1), come riportato anche nella circolare Miacel n. 22 del 3 agosto 2011, in base al parere del Consiglio di Stato n. 1732 dell’8 giugno 2011: proprio questo aspetto del rilascio ai terzi della copia integrale, con l’evidente scopo di soddisfare il requisito della pubblicità nei confronti dei terzi, lascia intendere che pur trattandosi di una trascrizione “anomala” (2), comunque è una trascrizione produttiva di effetti giuridici relativa ad un atto di stato civile, formato all’estero, che riguarda due cittadini stranieri residenti in Italia. Ad ulteriore conferma, nel caso di divorzio tra stranieri deciso da un Tribunale italiano, prima della conclusione del procedimento giudiziario, solitamente gli stessi coniugi vengono invitati dal giudice a far trascrivere il proprio matrimonio nei registri di stato civile, ai sensi dell’art. 19.

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