MAGGIOLI EDITORE - Servizidemografici.com


Piao e lavoro agile
Il lavoro agile continua ad essere in bilico tra una regolamentazione pubblicistica ed una contrattuale, senza, per ora, trovare un punto di equilibrio

Il d.m. 30 giugno 2022 in materia di Piao aggiunge un ennesimo tentennamento ad una disciplina continuamente oscillante, ancora lontana da una matura e definitiva regolamentazione, capace di chiarire i confini tra la regolazione normativa e quella contrattuale.
Eppure, sarebbe semplice. Sarebbe opportuno e necessario azzerare le superfetazioni di carattere pubblicistico inseguitesi dallo scoppio della pandemia in avanti e tornare alla normativa scarna ed essenziale, ma più che sufficiente, degli articoli 18 e seguenti della legge, consentendo alla contrattazione collettiva il completamento degli aspetti connessi alla gestione del rapporto di lavoro.
Le contraddizioni e le incertezze sul lavoro agile nascono con la decisione sciaguratamente dirigistica di irregimentarne la regolazione col Pola, piano organizzativo del lavoro agile. Da quel momento, è stato un susseguirsi torrenziale di linee guida e decreti, intervallato dal CCNL Funzioni Centrali, capace solo di creare un Leviatano burocratico, tra percentuali prima massime, poi minime, da rispettare, tra rotazioni un po’ tra dipendenti e un po’ di orario del medesimo dipendenti, tra prevalenza o meno della presenza in servizio, nella perdurante indecisione di considerare il lavoro agile come misura organizzativa (che come tale non sarebbe da condizionare a prevalenze e vincoli numerici) e misura di tutela della sicurezza sul lavoro.
Il Piao non fa altro che accentuare questa situazione, creando per altro un cortocircuito di proporzioni non chiare proprio nel comparto Funzioni Centrali, ove una regolamentazione esiste e non appare del tutto coerente con le disposizioni del d.m. 30 giugno 2022.

> CONTINUA A LEGGERE L’ARTICOLO

Ti potrebbe interessare:

>> Prima attuazione del Piao


_