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CITTADINI STRANIERI - Rapporto annuale Siproimi-Sai 2020

Oltre 37mila beneficiari del sistema accoglienza che fa capo agli enti locali

Il Ministero dell’interno comunica che in data 18 giugno è stato presentato in videoconferenza il Rapporto annuale SIPROIMI/SAI – in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, che sarà celebrata domenica 20 giugno – per illustrare la presenza dei richiedenti, titolari di protezione internazionale e minori stranieri non accompagnati accolti nel SAI – Sistema di Accoglienza e Integrazione, e i servizi a essi garantiti dai comuni e gli altri enti locali della rete.

«La nostra sfida, ieri come oggi, rimane quella della coerenza del modello di accoglienza con gli obblighi costituzionali e internazionali che il nostro Paese ha assunto. Nonché con l’esigenza imprescindibile di coniugare sempre l’osservanza delle leggi dello Stato da parte dei migranti con il controllo ordinato dei flussi migratori. Seguendo un progetto politico e sociale che abbia come fine la capacità di integrare lo straniero».

Lo scrive il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese nella prefazione al rapporto sottolineando che «la graduale integrazione di un migrante nelle comunità contribuisce alla convivenza sociale e alla sicurezza nazionale in quanto previene il rischio che gli immigrati possano essere reclutati dalla criminalità o che finiscano nella rete del fondamentalismo religioso».

All’incontro, presieduto da Matteo Biffoni – delegato dell’Associazione nazionale comuni italiani (Anci) per l’Immigrazione e le politiche di integrazione e sindaco di Prato – è intervenuto da remoto il capo dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione del Viminale Michele di Bari, che ha evidenziato il «grande sforzo realizzato dall’Amministrazione dell’Interno per adeguare l’intero sistema alle esigenze dettate dalle novità legislative che hanno confermato la valenza strategica delle progettualità che fanno capo agli Enti Locali».

«Il 2020 – ha sottolineato il prefetto – è stato un anno peculiare nella gestione dei flussi migratori fortemente condizionato dall’esplosione della emergenza epidemiologica che ha richiesto l’adozione di adeguate misure di cautela sanitaria. In questa difficile contingenza il sostegno della rete di accoglienza che fa capo agli enti locali è stato efficace, garantendo la continuità dei progetti e dei servizi di accoglienza a tutela dei beneficiari e della collettività».

Il prefetto di Bari ha, inoltre, specificato come l’amministrazione stia ponendo in essere ogni iniziativa necessaria al raggiungimento degli obiettivi. Per far fronte alle esigenze di accoglienza, anche alla luce delle novità introdotte dal decreto legge 130/2020 – come l’ampliamento della platea dei potenziali beneficiari delle prestazioni del sistema di accoglienza – è stata stimata un’implementazione del sistema di accoglienza di 10.000 posti, di cui 3000 per i minori stranieri non accompagnati, 1000 per la categoria disagio mentale – disagio sociale e 6000 per la categoria ordinari.

La rete SAI – ha proseguito il capo dipartimento – è composta da 760 progetti, per complessivi 30.049 posti in accoglienza di cui:

•    25.057 categoria ‘ordinari’ (573 progetti)
•    4.369 categoria ‘minori stranieri non accompagnati (Mnsa)’ (145 progetti)
•    623 categoria ‘disagio mentale e disagio sociale (Dm-Ds)’, (42 progetti).

Ad essa aderiscono 650 enti locali titolari di progetto, di cui 562 comuni, 16 province, 26 unioni di comuni e 46 altri enti. Al 31 maggio 2021, a fronte dei suindicati 30.049 posti complessivamente finanziati, risultano attivati dai comuni n. 29.233 posti.

«Il nostro auspicio – hanno dichiarato Biffoni e il segretario generale Anci Veronica Nicotra, presente all’incontro – è garantire un’apertura a livello nazionale a nuove progettualità per tutte le categorie di beneficiari con ingresso di nuovi comuni, insieme a una serie di politiche incentivanti all’adesione dei comuni».

Alla presentazione erano presenti Virginia Costa, responsabile del Servizio centrale del Sistema di Accoglienza e Integrazione (SAI), e Marco Catarci, professore ordinario di Pedagogia interculturale, Università Roma Tre.

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