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Stranieri, permesso di soggiorno (CE) per soggiornanti di lungo periodo, termini e class action

Stranieri, permesso di soggiorno (CE) per soggiornanti di lungo periodo, termini e class action

I termini per il rilascio del permesso di soggiorno (art. 5, 9 D. Lgs. 25/7/1998, n. 286), incluso il permesso di soggiorno (CE) per soggiornanti di lungo periodo (art. 9, 2 D. Lgs. 25/7/1998, n. 286), posti dal D. Lgs. 25/7/1998, n. 286 sono, spesso, non osservati. Un gruppo di stranieri, assistito da un’O.S. e strutture associative di riferimento, ha proposto una class action contro il MIN, sia sui termini (in particolare, per il rilascio del permesso di soggiorno (CE) per soggiornanti di lungo periodo), sia circa riferite procedure di questure ritenute “improprie”, su cui il T.A.R. per la regione Lazio, sede di Roma, Sez. 2^-quater, sent. n. 8154 del 6/9/2013 ha ritenute sussistenti le condizioni per la class action per la questione sollevata circa la prima delle questioni sollevate (osservanza dei termini per la conclusione del procedimento), mentre ha considerato non ammissibile la seconda in quanto, solo in sede di controllo di legittimità sugli atti già assunti dalla amministrazione il giudice potrebbe fornire una propria interpretazione della normativa applicata dalla P. A. .
Interessante il fatto che, sulla congruità dei termini posti per la conclusione del procedimento, si consideri come la loro disciplina sia interamente compiuta a livello legislativo e regolamentare e pertanto deve ritenersi che la predeterminazione del termine sia stata effettuata già valutando la sussistenza delle risorse economiche e strumentali, questione che, per altro, ri-emerge, in sede dispositiva condannandosi l’amministrazione dell’interno a porre rimedio a tale situazione mediante l’adozione degli opportuni provvedimenti, entro un il termine di 1 anno dalla sentenza, nei limiti delle risorse strumentali, finanziarie ed umane già assegnate in via ordinaria e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
Torna il ritornello, ampiamente utilizzato dal legislatore, sulle “risorse”, la cui scarsità è – spesso – proprio la causa che produce il mancato rispetto dei termini per la conclusione dei procedimenti.

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