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SENZA CATEGORIA - Il “maxi” INPS fa i conti con i “buchi” dell’INPDAP, anche per il TFS

Il “maxi” INPS fa i conti con i “buchi” dell’INPDAP, anche per il TFS

La Corte Costituzionale, con la sent. n. 223 dell’11/10/2012 non è intervenuta solo sui trattamenti economici (e loro decurtazioni) dei magistrati e dei dirigenti di alto livello, ma anche per il personale dipendente da P.A. in generale dichiarandosi l’illegittimità costituzionale circa la rivalsa del 2,5 % della base contributiva in materia di TSF (e transizione al TFR), differenziando i lavoratori subordinati con riguarda alla natura soggettiva del datore di lavoro.

Se l’unificazione nell’INPS dell’INPDAP, e dell’ENPALS, ha già fatto sorgere criticità, tanto che si potrebbe parlare che quella dell’INPDAP sia stata una sorta di hereditas damnosa per l’INPS, dato che le limitazioni alle politiche occupazionali hanno determinato una riduzione dei dipendenti che vi contribuiscono, non scollegata dal fatto che, nel passato, vi siano state la c.d. “pensioni baby”, l’impatto, prevedibile, della pronuncia d’illegittimità costituzionale potrebbe essere ulteriormente di un certo peso: secondo la F.P.-CGIL (che ha scritto al Governo in proposito) “ …. per ricostruire un principio di uguaglianza del mondo del lavoro, il non dover far pagare il contributo a carico dei soli lavoratori pubblici sul TFR, produrrà questi risultati immediati e futuri: la restituzione agli interessati di quanto versato negli anni 2011 e 2012 per un valore complessivamente stimabile fino a 3,8 miliardi di euro, sui circa 3 milioni e 400 mila dipendenti (a data 2010). Inoltre, questa restituzione, così come il mancato introito del 2,50% in più, ha effetti sulla cassa che a regime è pari ad un mancato incasso, in termini contributivi per l’ex INPDAP, di una cifra che arriva fino a 2 miliardi di euro annui”.

La UIL ha considerato, circa le norme così interessate: “ … Ciò ha provocato per due anni una trattenuta a carico del dipendente pubblico pari al 2.5% calcolato su una base dell’80% della retribuzione …”- continuando con l’affermazione per cui: “… dal 1° gennaio 2011, dunque, le Amministrazioni, dovranno restituire ai lavoratori le somme illegittimamente trattenute.

Ciò riporterebbe nelle tasche del lavoratore pubblico di categoria o fascia C una media di € 600,00 all’anno. …”. Riporterebbe … (condizionale!), poiché non si è proprio certi che vi siano … restituzioni: non sarebbe la prima volta che una sentenza della Corte Costituzionale non venga “apprezzata” dall’Esecutivo. Basterebbe l’esempio dell’art. 34, 13 e ss. D.-L. 18/10/2012, n. 179 ) [2012.465] ), che appare una (prima, non potendosene escludere successive) risposta alla sentenza della Corte Costituzionale n. 199 del 20/7/2012.

Vedi:
Corte costituzionale 11/10/2012 n. 223
Trattamento economico dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche

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